MASSIMO LEVATI
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I work mainly with paper, weaving hand-cutter paper threads one by one like small strips with a thickness of even less than a mm. Threads then are sewn to the sheet or woven without the aid of needles or other tools but completely by hand.   I also work with canvas collages watercolors I sometimes use Indian inks watercolors and spray paint.
Massimo Levati was born in 1977 in the province of Milano and moved as a child to Toscolano Maderno (BS), on Lake Garda, where he still lives and works today. From a very young age, he dedicated himself to drawing and painting, experimenting with different materials and learning, in his father's small mechanical workshop, the intimate connection between hand and matter. Subsequently he included the use of India ink, representing still lifes with everyday objects in the exclusive and total use of black, canceling its contents and meanings. Since 2014 he began experimenting with paper ed to use it as the main expressive medium. His work is a surgical operation, the paper is in fact sculpted, pierced, torn and cut with awls and blades of various kinds, completely by hand. His works, sometimes representations of physiological studies of organisms, sometimes renderings of dream images and nightmares, move from recognizable subjects to aniconic forms. His poetics reflects the discomfort of illness, the pain of wounds, the universal condition of suffering, desperation as a persistent human condition. After years of working alone, he began presenting his work to the public in 2014.
Massimo Levati è nato nel 1977 in provincia di Milano e si è trasferito da bambino a Toscolano Maderno (BS), sul Lago di Garda, dove ancor oggi vive e lavora.
Sin da giovanissimo, si è dedicato al disegno e alla pittura, sperimentando materiali diversi e apprendendo, nella piccola officina meccanica del padre, l’intima connessione tra mano e materia. Successivamente ha inserito l’utilizzo dell’inchiostro di china, rappresentando nature morte con oggetti quotidiani nell'utilizzo esclusivo e totale del nero annullandone contenuti e significati.
Dal 2014 ha iniziato a sperimentare la carta ed
a utilizzarla come principale medium espressivo.
Il suo lavoro è un’operazione chirurgica, la carta viene infatti scolpita, forata, strappata e tagliata con punteruoli e lame di vario genere, completamente a mano.
Le sue opere, talvolta rappresentazione di studi fisiologici degli organismi, talaltra restituzioni di immagini oniriche e di incubi, passano da soggetti riconoscibili a forme aniconiche. La sua poetica riflette il disagio della malattia, il dolore della ferita, la condizione universale di sofferenza, la disperazione come condizione umana persistente.
Dopo anni di lavoro in solitudine, ha iniziato nel 2014 a presentare il suo lavoro al pubblico.
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They say about me:​

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LAMA DI CARTA

Forme di un'apparente candida semplicità ci accolgono nel mondo di carta di Massimo Levati. La carta, con la sua materia organica non è per Levati un semplice supporto. E' l'oggetto e in parte anche il soggetto dell'opera di grande importanza e centralità. tutto il lavoro parte dall'indagine e dall'approfondita conoscenza di questo materiale. ​ La carta diventa simbolicamente corpo, tessuto organico, carne. Questo legame sfocia in una lenta, minuziosa ed accurata violenza, dalla quale scaturiscono forme, suggestioni, emozioni.
Il lavoro di Levati, superata la sintetica apparenza del primo sguardo, ci racconta di tagli, di sezioni, di precisione meccanica e di ossessione.
Un’osservazione attenta e ravvicinata ci svela questa natura complicata, in cui la meticolosa e precisa manipolazione della carta introduce ad un altro mondo. Un mondo oscuro, nonostante il candore del supporto, solo poche volte colorato, e la grazia delle trame. Forse è proprio questo contraddittorio meccanismo che ci permette di essere coinvolti senza riluttanza nelle opere di Levati e a quel punto, incastrati nell’osservazione più profonda non possiamo più uscirne e indaghiamo con intensità le sue lavorazioni, perché ogni taglio, ogni intreccio è realizzato con estrema precisione e minuziosa attenzione. La carta è smembrata, la sua fibra è incisa e resa volatile come il tessuto. Questo gesto ci mostra un’opera più violenta, che i titoli stessi ci impongono. Le opere sono un gioco di attrazione e repulsione, per parlarci sia del bello sia del dolore più profondo, senza però mai scadere in una provocazione banale.
In alcuni lavori Levati introduce il colore. Un colore grafico, piatto e semplice. Cerchi di nero e rosso, linee stilizzate, ma la protagonista delle forme rimane sempre la carta, il colore fa da sostegno, rafforza, ma non è centrale.
In molte opere le forme astratte si riconducono a materia organica, microorganismi, tessuti umani. La carta subisce infinite operazioni chirurgiche, traforata incessantemente, intagliata con minuzia, cucita, snaturata e ricomposta in una nuova identità, forte, incisiva e attraente allo sguardo.
La raffinata tecnica di ogni lavoro mostra la tensione del controllo, della concentrazione durante l’esecuzione. Ogni taglio foro o incisione che la carta subisce, non sono eseguiti con rabbia e forza, ma esattamente il contrario, con un attento, accurato e precisissimo intervento. La realizzazione non si esaurisce in un tempo breve, ma si protrae a lungo, trascinando la tensione, non lasciandola mai cadere e restituendoci un’opera complessa. Così le forme assumono in alcuni casi la loro reale identità, spilli, aghi, filo spinato, tessuti umani e particelle. In altri lavori invece le forme rimangono astratte, assumendo una connotazione spirituale, una forza simbolica, come nei cerchi concentrici, negli intagli circolari e nei piccoli altari traforati di luce.
Il denominatore comune di tutti i lavori, oltre all’immancabile supporto cartaceo, è l’accurata e complessa tecnica di esecuzione che non ammette errori o ripensamenti e riporta ad un lavoro artigiano, sartoriale in alcuni casi, dove i fili ricavati dalla carta sono ricuciti con cura; in altri casi la precisione è meccanica, come ad esempio nei microfori ottenuti con una punta di precisione.
IL mondo artistico di Massimo Levati è quindi un mondo di contrasti tra il contenuto, la tecnica e l’apparenza estetica, un gioco affascinante e violento.
 
 
Testo a cura di
Paola Rassega




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Incidere.
tagliare.
lacerare.
trasformare la superficie, tormentarla con delicatezza, senza scampo.
bellezza crudele di quel che è.
Come potremmo vivere, e morire, senza l'arte?
oggi qui, dentro alle opere, al lavoro di Massimo Levati, mi godo quel che sento, quel che sono, e ne ho sempre più fame.....
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Monica Porta





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Estratto dalla critica a "White Landscapes" bipersonale con Laura Pedizzi 

Dal foglio bianco di Massimo Levati emergono dolorosi sentimenti organici. C’è il gesto, delicato ma violento, doloroso e necessario. Con fili di carta tagliati a mano Levati ricama ferite e malattie con un approccio quasi fisiologico, intende il bianco come colore del lutto e la sua opera esperienza di espiazione urtante per se stesso e per lo spettatore. 
…necessità del bianco, nei margini, sulle soglie, nella ricerca di sé che porta a una sofferenza necessaria, forse definitiva, o forse indispensabile per far fiorire il seme di una nuova coscienza.

Maria Zanolli




Il tempo si annulla nell'esecuzione delle sue preziose 
creature e nella trama che come nella migliore produzione calzaturiera ci fa correre leggeri sul mare in tempesta. E' la mente che non mente, è l'artista che non può imbrogliarsi se non a rischio della schizofrenia. Arte che cura e si prende cura del sé alle prese con l'indicibile. 
Levati crea preziosi talismani per beffare una fine sempre vittoriosa, che il vento cattivo lo porti lontano.

Prof. Alberto Baroldi









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